martedì 23 novembre 2010

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Dalla bacheca Fb di Francesco Panaro... dedicata tutta a Gorillik e Giusi.

Il peso pesante del mondo
La filosofia è una cosa pensierosa

Il filosofo, se ha gli occhiali, è più filosofico, perché sembra più intelligente

«Il filosofo è una persona intelligente.

Secondo me è un maschio, perché le femmine fanno altre professioni, come la dottoressa o la casalinga.

E' vestito con degli scarponcini, i pantaloni grigi, una camicia e la cravatta.

Il filosofo, secondo me, si può fare dai venti anni finché uno non muore, però si può anche smettere prima.

Egli studia filosofia. Deve sapere che cos'è.

Si fa un'opinione su un argomento e la dice; se invece non è sicuro, ci riflette.

Egli pensa in ogni momento e vuole sapere le risposte degli altri. Pensa dentro di sé e, se sbaglia qualcosa, si corregge.

Vive in campagna in una casetta di legno.

Quando deve andare a lavorare, va in una casa dove ci sono altri filosofi, che riflettono e si scambiano qualche opinione. Qualche volta, forse, i filosofi si aiutano a vicenda, dandosi dei consigli.

La moglie del filosofo, se si sforza, può dargli dei consigli. Se il padre filosofo muore, va il figlio maschio al suo posto.

A me piacerebbe che al filosofo piacessero gli animali.

Per fare il filosofo c'è molto da studiare, per imparare le cose.

A me non piacerebbe fare il filosofo, perché è faticoso ed è un impegno. Se sei bravo, forse guadagni qualche soldo.

Il filosofo, se ha gli occhiali, è più filosofico, perché sembra più intelligente.

Se a un bambino piace la filosofia, da grande farà il filosofo. Fare il filosofo è un'esperienza che puoi cominciare a fare da quando si è bambini.

Quando si è bambino, si possono dare anche risposte che non sono giuste, perché, tanto, sei un bambino.

Se invece sei un grande, devi fare attenzione a non sbagliare, perché potrebbero succedere cose, come conseguenze, che non sono belle. Fare il filosofo è bello ed emozionante, perché devi fare qualcosa che ha bisogno di coraggio».

Raffaele, classe IV elementare

Da: La filosofia è una cosa pensierosa: diario di un'esperienza nella Scuola Primaria di Chiugiana - Perugia (Morlacchi, 2005).

martedì 16 novembre 2010

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I nostri valori

Breve lista dei valori di questo blog



Noi non siamo nè di destra (vabbè, un po' lo siamo, ma per inerzia), nè di centro, nè di sinistra, ma abbiamo anche noi i nostri valori, e per essi siamo pronti a dare la vita. Li condividiamo con il nostro pubblico.

1 - Avere l'asse del water caldo la mattina.
2 - Mangiare un Kinder Maxi dopo cena.
3 - Scaccolarsi in auto al semaforo senza curarsi dei lavavetri.
4 - Guidare in autostrada con lo stereo a tutto volume.
5 - Guadagnare il massimo facendo il minimo.
6 - Trovare la pappa pronta.
7 - Pensare ai fatti nostri.
8 - Criticare i fatti altrui.
9 - Andare a letto quando siamo stanchi.
10 - Mangiare senza ingrassare.

sabato 13 novembre 2010

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Palcoscenità / 7






IL PASSATO NON SI CANCELLA
Atto unico approssimativo



Una vecchia cartoleria di paese: odore di inchiostro secco e di carta ammuffita da un angolo. Persistenti grat grat di temperamatite accompagnano ansiosamente furiose cancellature con gomma semimorbida su fogli ruvidi formato A4 da parte di sorci mezzi sordi.
Una lampadina difettosamente intermittente sugli scaffali illumina adesso i diari, adesso gli zaini, adesso il vuoto a righe dentro di noi
Sul fondo della sala viene presentato un libro giallo, dal titolo "Doppio Filo Ritorto". Lo scrittore è un Comodino in wengè  alto circa sessanta centimetri con due cassetti, molto provato dalla vita, l'intervistatrice è una Piantana da salotto, che dà l'idea di saperla lunga su molte cose: fronteggiano una dozzina di sedie di plastica occupate da alcuni quarti di bue appassionati di lettura forniti dal locale mattatoio comunale. La tensione è palpabile, il tema interessa.

P - Il successo ti ha cambiato?
C - Senz'altro.
P - In che modo?
C - Prima ero una poltrona.
P - Una volta hai detto che la scrittura è sofferenza...
C - Hai mai provato a scrivere senza braccia?
P - Da dove trai ispirazioni per i tuoi romanzi?
C - Dal mio mondo interiore.
P - Cosa hai dentro adesso?
C - Calzini, mutande, e dei preservativi.

Qualcuno tra il pubblico muggisce. 
Il campanello sulla porta fa din-don: sembra che sia entrato finalmente un cliente, ma forse è stato soltanto un colpo di vento...
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Oggi, 13 novembre...






... si sfiorano i 22 gradi.

sabato 6 novembre 2010

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Palcoscenità / 6





LA VITA, L'UNIVERSO, TUTTO QUANTO
Atto unico epidurale



Dentro un pollaio avvolto dalla semioscurità rischiarata da una lampada a olio. 
Grossi salami oblunghi e tondi provoloni rigonfi pendono dal soffitto, appesi tramite lunghi fili ad un'altezza sufficiente a renderli inaccessibili alle umane vicissitudini e alle dissolute voglie dei parenti più stretti. 
Tra mucchi di paglia ed escrementi rinsecchiti, animali da cortile si raccolgono in raffinati crocchi di giocatori di briscola, in cui le urla di avvinazzati smozzicatori di pane raffermo accompagnano ale giocate dei singoli. In disparte, ben lontani dalla confusione, una Gallina e un Uovo discutono animatamente dei fatti loro, ma anche nostri.

G - Ti ho detto mille volte che voglio essere chiamata mamma!
U - E io ti ho detto che voglio essere chiamato papà!
G - Uh, come sei nervoso oggi!
U - Sono stato dal medico...
G - Accidenti, e come mai?
U - Niente, un controllo di routine.
G - Spero sia tutto ok...
U - Insomma: mi ha trovato un lungo, schifossimo pelo!
G - Cavolo che bravo medico!
U - Eh già, figliola...
G - Figliola a me? Ma sono nata prima io!

Dal tavolo dei giocatori di briscola si alza un lungo, improvviso rutto: è il maiale, che gioca in coppia con il tacchino, e ha gettato una figura di spade mentre la briscola è a mazze.
E' il caos.
Uovo e Gallina si abbracciano impauriti.
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Divagazioni sul tema dell'essere



Io sono
Tu sei
Egli è
Noi siamo
Voi siete
Essi sono

Dunque "io" od "essi" rappresentano la medesima presenza, essendo unico il verbo che esprime il loro stare al mondo, e  se prima di essere singolarità io sono pluralità di alterità, prima di essere pluralità di alterità essi sono la mia singolarità.
Adesso è chiaro perché ho sempre fame.