venerdì 10 aprile 2009
Valerio Varesi, Il paese di Saimir

Saimir ha diciassette anni ed è da poco arrivato in Italia dall’Albania. È clandestino e lavora come muratore in un cantiere, naturalmente in nero, senza alcuna garanzia o sicurezza. Un giorno entra in un palazzo fatiscente, tocca il muro sbagliato e il palazzo crolla. Saimir rimane sepolto. Ma Saimir stava lavorando illegalmente: non può essere lì, è invisibile. Fuori, si scatena la ferocia e l’avidità di chi è rimasto vivo, e anche chi fino a quel momento è stato capace di pietà, si inaridisce. Il paese di Saimir è la vigorosa denuncia, senza mezzi termini o rassicuranti sfumature, di come oggi un’imprenditoria senza scrupoli sfrutti l’immigrazione clandestina a proprio vantaggio. Attraverso una lingua dura e schietta, ma capace di commoventi aperture poetiche, Varesi traccia la parabola di un giovane lavoratore “fantasma” costretto ai meccanismi malati dell’edilizia illegale. È la storia di un’altra vittima, un altro corpo che va a ingrossare la tragica lista di morti bianche.
Il paese di Saimir di Valerio Varesi (VerdeNero, Noir di Ecomafia, 2009) - pp. 320 - euro 13,00 - ISBN 978-88-96238-03-5
Questo articolo mi piace. Mi dona ottimismo. A voi?
Quell’Italia che ce la fa
di Ferruccio de Bortoli
Nei momenti di dolore collettivo si scoprono immagini indelebili di solidarietà, efficienza e unità d’intenti del nostro Paese. Due su tutte: la dignità e la compostezza di chi ha perduto sotto le macerie un familiare, la generosità di tanti volontari anonimi. In realtà, non dovremmo assolutamente sorprenderci, come facciamo in questi giorni. Il Paese non si trasforma, non si scopre diverso. Mostra solo alcune delle sue tante qualità. Lo spirito italiano, quello vero, è ben descritto dagli inviati del Corriere. E ci si accorge che l’informazione è utile, necessaria. Non dovremmo stupircene. Insieme alle notizie circolano i sentimenti, le emozioni. Ci si sente tutti parte di una comunità. Ma i media non svolgerebbero fino in fondo il proprio compito se non denunciassero le tante incurie, le leggi inapplicate, le costruzioni colpevolmente fuori norma. E se non continuassero, anche quando l’emergenza sarà finita, a diffondere quella cultura della prevenzione e della manutenzione che misura il nostro livello di civiltà. [...]
articolo completo su
http://www.corriere.it/editoriali/09_aprile_10/debortoli_3be1ca2a-258e-11de-bdf0-00144f02aabc.shtml
Non so a voi, ma De Bortoli mi piace.
Sono la solita sognatrice?
Api
Il fragile cemento delle case d'Abruzzo "Lo hanno riempito di sabbia del mare"
Un portavoce di "Impregilo" (già gruppo Fiat e oggi gruppo Benetton-Gavio-Ligresti) ha spiegato ieri che quella che è oggi tra le principali imprese di costruzione del Paese (è capofila per la costruzione per il ponte sullo stretto di Messina) si aggiudicò è vero nel 1991 la gara per la messa in funzione dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, ma è "estranea alla realizzazione delle opere di cemento armato". Che non fu lei, ma "altri, nei primi anni '80", ad impastare il calcestruzzo di quello che, dall'alba di lunedì, è il simbolo accartocciato della vergogna. Ma, evidentemente, c'è di più del San Salvatore nella catastrofe abruzzese. Racconta oggi Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile al lavoro tra le macerie dell'Aquila, che gli edifici di nuova costruzione - e per "nuova" è da intendersi fino a trent'anni - sono implosi tutti allo stesso modo. Si sono prima "seduti" sulle proprie fondamenta per poi accartocciarsi al suolo sotto il proprio peso. Di più. "Per quello che è stato sin qui possibile vedere attraverso la ricognizione tra le macerie - spiega - il collasso dei piani bassi è stato prodotto dallo schianto dei pilastri in cemento".
continua su:
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila-3/sabbia/sabbia.html
Scusatemi.
Mi dispiace, so che il nostro blog è - anche - un blog con il quale farci compagnia, sul quale fare due risate tutti insieme.
Io però in questi giorni non riesco più.
Stiamo diventando scemi, su Facebook, stanno uscendo notizie veramente spaventose, non riesco a pensare ad altro, per ora.
Passerà, spero.
Ma per ora ho accantonato anche la mia rassegna (che è già comunque tutta organizzata, con date, artisti e orari...), i miei libri e tutto il resto.
Cercate di capirmi.
Ci sarà tempo anche per scherzare.
Un bacio a tutti,
Api
Intervista ad Anna, blogger de L'Aquila
Dietro Miss Kappa c'è Anna Pacifica Colasacco, nata a L'Aquila il 22 luglio 1956 e residente, fino al 6 aprile 2009, in via Costa Masciarelli, 8. Vi dico solo una cosa: Onna conta all'incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno) L'Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille.
Qui invece siamo a quota 278. Anna è una blogger e nel suo ultimo post ha lasciato il suo numero di cellulare. La chiamiamo.
"Sono stanca, non mangio dalla scossa della notte di domenica, solo un po' di latte. Devo trovare un pc e una chiavetta per aggiornare il blog. Gli ultimi due post sono riuscita a scriverli io, i due precedenti li ho dettati a un'amica di Bologna, per avvertire che ero viva".
Dove ti trovi adesso?
Sono a casa di amici in campagna, tra Loreto Aprutino e Penne.
Ma abitavi a L'Aquila.
Si, nel centro storico. Lì avevo anche il mio negozio di antiquariato che ora sarà distrutto, suppongo. Ora hanno transennato tutto. Prima del blocco mio marito voleva rientrare ma c'è stata un'altra scossa ed è scappato.
Nel tuo blog parli di politica e attualità, ma anche del terremoto. Quando hai iniziato a occupartene?
Almeno quattro mesi fa. Già allora eravamo soli, ci tranquillizzavano. Siamo stati portati a morte e i responsabili sono il sindaco Massimo Cialente, Stefania Pezzopane Presidente della Provincia e della Regione Gianni Chiodi oltre al suo predecessore Ottaviano Del Turco. Siamo stati dimenticati e non hanno pensato a un piano di emergenza.
Si parlava di scosse da dicembre.
Ci sono state tutti i giorni a partire dal 12 e 13 gennaio. Gli ultimi due mesi sono stati intensi. Ma se parlavi a un pescarese delle scosse de L'Aquila diceva che no, non poteva essere vero. I giornali stavano zitti, le autorità pure. Calma piatta.
Ma le avvisaglie c'erano.
Il 30 marzo una scossa aveva lesionato la mia casa. Ho chiamato i vigili del fuoco. Secondo loro si trattava solo di una crepa nell'intonaco. Ma io me ne sono andata.
Dove?
Nella mia casa a Santo Stefano di Sessanio, vicino a Paganica, epicentro del terremoto. Ora ho perso anche quella. Sono rimasta lì due giorni, poi volevo tornare a L'Aquila per lavorare.
Quindi sei tornata. E arrivano le 23.30 di domenica.
Sento una scossa fortissima e accendo la tv, ma le autorità dicono che l'epicentro è a Forlì. Non ci credo. Io e mio marito usciamo di casa, andiamo da alcuni amici a Paganica che vivevano al piano terra. Alle 3.30 ci crolla tutto addosso, ci salviamo in mezzo a una nebbia fittissima.
Siete riusciti ad uscire subito dalle macerie?
Si, mio marito ci ha aiutati. Siamo andati in macchina al parcheggio del Multisala Garden a Monticchio. Era sventrato, i vetri sfondati. Entriamo al bar, prendiamo acqua e ricarichiamo i cellulari. In macchina la radio trasmetteva ancora canzonette, le prime notizie sono arrivate alle 6. I primi aiuti e le ambulanze alle 7. Eravamo in campagna e la terra continuava a tremare.
Nel parcheggio del multisala hanno allestito anche un campo.
Sì, è piccolo. Sono arrivati in molti della Protezione civile da Milano e dal Friuli e noi ci siamo spostati. Sono efficientissimi, non manca niente, anche se sembra una zona militare. Ora abbiamo tutto, sono disponibili anche gli alberghi sulla costa. Poi ci dimenticheranno.
Dormi nelle tende?
No, c'è chi ha più bisogno. Sono stata in macchina.
Stanotte c'è stata un'altra scossa.
Sì, scene di panico.
Nel tuo post hai parlato di mille morti. Sono cifre che stravolgono i conteggi.
Due medici de L'Aquila mi hanno detto che tanti dei ricoverati negli ospedali morti a seguito del terremoto non sono stati conteggiati fra le vittime. E i nostri medici non possono entrare negli ospedali dei campi perché sono considerati sfollati. E poi facciamo un conto.
Prego.
Onna aveva 600 abitanti, è stata distrutta. L'Aquila, che ora è un ammasso di calcinacci, ne aveva 42.000. E saremmo a 270 morti, compresi i 48 di Onna. Le cifre non tornano.
Quindi i morti che mancano all'appello sarebbero nascosti negli ospedali.
Sì. Per ora non li vogliono dire. Preferiscono comunicarli un po' alla volta.
Per ora sono confermati 278 vittime, staremo a vedere. L'Aquila è zona sismica e gli abruzzesi sono abituati a convivere con le scosse, ma c'è chi sostiene che con un piano di emergenza si potevano salvare molte vite.
Certo. Le scosse andavano avanti da tre mesi consecutivi, questa non era la normalità. Gli stessi precedenti si verificarono solo una volta.
Quando?
Nel 1730, quando L'Aquila venne rasa al suolo dal terremoto. Ne parla anche Anton Ludovico Antinori e la dinamica è stata la stessa: prima lo sciame sismico, poi le scosse minori e infine quella decisiva. La sequenza è stata identica, il piano d'emergenza e l'allestimento preventivo di campi e tende era doveroso.
Su Facebook, in tv e sui giornali ci sollecitano ad inviare aiuti, ma tu inviti a stare attenti. A chi consigli di donare?
All'ANA (Associazione Nazionale Alpini). Mi sembra la più affidabile. Di certo non al conto corrente della Regione Abruzzo: prima abbiamo avuto Del Turco e ora i nostri politici che ci hanno portato alla tragedia.
Parliamo di informazione. Hai letto i giornali o visto le tv in questi giorni?
No, ascolto la radio che ho in macchina. So che nei campi vengono distribuiti Il Tempo e Il Centro che pubblica la lista dei morti.
E ora che fai?
Cerco di capire, torno al campo. Voglio vedere cosa sta succedendo e aggiornare il blog.
http://blogosfere.it/
giovedì 9 aprile 2009
Il Ponte sullo Stretto rimane una piorità per il paese.
http://www.wallstreetitalia.com/
Non ci credete? Ma dài, è un'opera epocale!
che dire. "Il messaggio è stato recepito. Bene, Qualcosa siamo riusciti a fare,
Quello che non vi dicono
Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno.
Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis.
All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.
http://www.byoblu.com/post/2009/04/09/I-morti-che-non-vi-dicono.aspx

