IL PASSATO NON SI CANCELLA
Atto unico approssimativo
Una vecchia cartoleria di paese: odore di inchiostro secco e di carta ammuffita da un angolo. Persistenti grat grat di temperamatite accompagnano ansiosamente furiose cancellature con gomma semimorbida su fogli ruvidi formato A4 da parte di sorci mezzi sordi.
Una lampadina difettosamente intermittente sugli scaffali illumina adesso i diari, adesso gli zaini, adesso il vuoto a righe dentro di noi
Sul fondo della sala viene presentato un libro giallo, dal titolo "Doppio Filo Ritorto". Lo scrittore è un Comodino in wengè alto circa sessanta centimetri con due cassetti, molto provato dalla vita, l'intervistatrice è una Piantana da salotto, che dà l'idea di saperla lunga su molte cose: fronteggiano una dozzina di sedie di plastica occupate da alcuni quarti di bue appassionati di lettura forniti dal locale mattatoio comunale. La tensione è palpabile, il tema interessa.
P - Il successo ti ha cambiato?
C - Senz'altro.
P - In che modo?
C - Prima ero una poltrona.
P - Una volta hai detto che la scrittura è sofferenza...
C - Hai mai provato a scrivere senza braccia?
P - Da dove trai ispirazioni per i tuoi romanzi?
C - Dal mio mondo interiore.
P - Cosa hai dentro adesso?
C - Calzini, mutande, e dei preservativi.
Qualcuno tra il pubblico muggisce.
Il campanello sulla porta fa din-don: sembra che sia entrato finalmente un cliente, ma forse è stato soltanto un colpo di vento...






